LOTTA ALLA MOSCA DELL'OLIVO

Affrontando l'argomento da lei proposto precisiamo subito che la Bactrocera oleae ( Mosca dell'olivo) ha una distribuzione che nella nostra regione è molto elevata nella zona costiera e che diminuisce di intensità spostandoci verso l'interno fino ad non essere quasi mai dannosa nelle zone aretine e fiorentine più orientali.
Questo è dovuto principalmente a due fattori:
1. il clima più mite che si riscontra lungo le coste toscane dove si hanno inverni più miti, ma soprattutto estati con temperature medie meno elevate
2. La maggiore vigoria delle piante e la minore sofferenza per la siccità che particolarmente in Versilia e sulla costa livornese da origine a ripetute generazioni di Mosca capaci di attaccare il frutto.
Deve essere infatti chiaro che le condizioni predisponesti l'attacco della mosca delle olive sono:
· Il nocciolo dell'oliva deve iniziare a indurirsi ( divenire legnoso)
· Le olive devono essere turgide e non secche e asciutte
· Le temperature massime e minime del giorno devono essere comprese tra i 30 e i 16 °C.

In queste condizioni l'attacco della mosca dell'olivo , nelle zone dove essa è diffusa risulta molto probabile e vi sono alcune varietà di olivo ( quelle da mensa e con molta polpa) sono attaccate prima delle altre.
Il danno della mosca è particolarmente deleterio in prossimità della raccolta quando oltre che alla perdita di peso delle olive e le ossidazioni della polpa, è l'insorgenza di muffe ed alterazioni batteriche, in particolare durante la conservazione delle olive, che apporta gusti e odori anomali all'olio prodotto con le olive attaccate.
La lotta alla mosca dell'olivo col metodo curativo, come da lei , adottato si basa sullo stabilire una soglia di intervento e sulla capacità di stabilire il grado di infestazione delle olive stesse.
Per stabilire il grado di infestazione delle olive bisogna analizzare 100 olive per ettaro prese a caso nell'oliveto e sottoposte ad un controllo sotto binoculare per stabilire la presenza di larve di prima, seconda terza età e pupe o uova.


Con questa analisi si stabilisce la quota di infestazione attiva ( data dalla somma delle uova, larve di prima e seconda) e si confronta con la soglia di intervento ( valutabile intorno al 10-12 %); se tale soglia non è superata si ripete il campionamento dopo 7 gg. altrimenti si interviene con dimetoato , come da lei suggerito , curando l'infestazione in atto e assicurando una copertura per i successivi 15-20 gg.
Dopo tale data se le condizioni ambientali sono ancora favorevoli è opportuno ripetere il campionamento e monitorare con questo metodo fino al successivo superamento della soglia.
Il dimetoato non è un prodotto innocuo. Esso ha un tossicità acuta per l'uomo molto elevata ma essendo più idrosolubile che liposolubile gli eventuali residui si ritrovano quasi solo nelle acque di vegetazione dei frantoi.
Ha anche una persistenza abbastanza lunga dato che il tempo minimo che deve intercorrere tra l'ultimo trattamento e la raccolta è di 21 gg.

 

Sperando di aver risposto almeno in parte alle sue domande la invito a riscrivermi per ulteriori chiarimenti e necessità e le consiglio la pubblicazione dell'ARSIA "La Mosca dell'olivo" da cui sono tratte le foto allegate.
Il sito dove richiedere la pubblicazione è www.arsia.toscana.it

22/08/2002

Dr. Lamberto Tosi
Agronomo

 

 

per contattarci